Lettera di Ovidio Della Croce per il 25 aprile

Cari Amici e Amiche,

ieri abbiamo festeggiato il 25 Aprile, la data più bella del calendario civile. È stata soprattutto una festa sul web. Ho visto la foto del Presidente della Repubblica Mattarella solitario e con la mascherina all’Altare della Patria e ho apprezzato le sue parole: “La forte coesione del popolo italiano ci deve soccorrere anche nell’affrontare l’attuale insidia per la salute”. Ho letto alcuni discorsi dei rappresentanti delle istituzioni locali, dell’Anpi e naturalmente i messaggi che molti di voi mi hanno mandato e vi ringrazio. Ho visto anche diversi video in omaggio alla Resistenza che mi hanno rincuorato. Tutti molto belli. Io non ho niente di importante da aggiungere, niente di più e di meglio che non sia già stato detto o scritto ieri. Però, in questa situazione così difficile, vorrei condividere con voi almeno una riflessione, una speranza e un augurio.

RIFLESSIONE

Un’amica mi ha mandato l’omaggio di attori alla Resistenza e ai partigiani, colonna sonora La storia siamo noi, fotogramma finale la casa del Presidente Sandro Pertini, accompagnato da questo messaggio: Ora è sempre Resistenza. Rispondo al volo: è con l’accento è un errore o è voluto? Risposta immediata: è voluto. Gli errori sono inevitabili per imparare qualcosa, questo passaggio dall’errore creativo all’errore voluto della mia amica mi ha fatto pensare un po’ e stimolato a scrivere questa lettera.

Tanti ragazzi e ragazze, che avevano conosciuto solo il fascismo, misero in gioco le loro vite per impegnarsi a resistere e a dar vita a qualcosa di sconosciuto nell’ipotesi di una vittoria difficile da raggiungere. Alla fine entrarono gioiosi nelle città liberate. Oggi il tempo si è come fermato e, con la tristezza nel cuore e limitati nei nostri movimenti, siamo felici di questa ritrovata libertà 75 anni fa. Il simbolo della nostra attuale resistenza è Elena Pagliarini, l’infermiera fotografata l’8 marzo a Cremona da una collega addormentata sulla scrivania dopo un turno massacrante, le sue prime parole sono state: “Mi scuso con tutti, il turno non era ancora finito, ma ero stremata”. A un giornalista che le chiedeva se medici e infermieri a contatto quotidiano con il virus hanno paura, ha risposto: “Sì, abbiamo paura di morire, viviamo con il terrore di contagiare i nostri cari, pensiamo ogni giorno che domani potrebbe toccare a noi di essere intubati. Ma continuiamo a farlo, perché aiutare chi soffre è il nostro dovere”. Colpita in forma lieve dal coronavirus e per fortuna guarita a un intervistatore che parlava di eroismo ha risposto: “Gli eroi non siamo noi, sono i pazienti”.  
Oltre a questo programma personale di fare sempre bene il proprio dovere, di non piegarsi e di resistere con tutte le nostre forze non vedo molti altri rapporti con la resistenza antifascista dei nostri nonni e nonne che misero in gioco le loro vite anche per dar vita a qualcosa che in Italia era nuovo e sconosciuto, lo Stato democratico. 

SPERANZA

So che ci aspettano ancora giorni di grandi difficoltà, dopo questa catastrofe di portata epocale molte cose cambieranno e potranno cambiare anche in peggio. La speranza è di non tornare a fare gli errori di prima. Ecco, penso che questo sia il momento giusto per riflettere, correggere il tiro e puntare a ricostruire qualcosa di nuovo. Per esempio, spero davvero che non si commetta più l’errore di ascoltare scienziati e studiosi solo nel momento del pericolo sanitario e non quando mettono in guardia sui rischi che possono provocare squilibri naturali del pianeta o quando denunciano gravi ingiustizie sociali. Spero che sia trovato un vaccino che ci proteggerà dal virus, ma non ce ne libereremo se non proveremo a far pace con la natura, perché come ha detto Papa Francesco nell’Omelia del Venerdì Santo: “Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.
Spero che si abbia la capacità di sperimentare qualcosa di nuovo, e questo è forse un altro punto di contatto con gli uomini e le donne della resistenza. Spero che davvero si punti a un nuovo modello di sviluppo sostenibile basato su scuola, ricerca e sanità pubblica. Spero che venga abbandonato il pregiudizio di noi occidentali primi della classe e che si impari ad essere meno arroganti e più riconoscenti con tutti i Paesi che in queste settimane ci hanno aiutato, dice Carla Nespolo, Presidente dell’Anpi: “Commuove il sostegno dei paesi più poveri e più piccoli, come l’Albania, il Marocco e Cuba, che ha inviato due brigate di medici”. 

 

AUGURIO

Mi auguro che, dopo questa quarantena, dopo questo forzato e necessario distanziamento sociale, si possa tornare ad aprirci liberamente agli altri, rintanati nel nostro egoismo privato crescono in noi pregiudizi e paure. Sarà necessaria la nostra lotta perché le istituzioni facciano il loro dovere. E sarà importante che anche dentro di noi cambi qualcosa. Calamandrei per la Resistenza diceva che “era stata un movimento di popolo, spontaneo, cresciuto dal basso; la scelta della lotta partigiana era stata individuale”. C’era la scelta individuale della lotta partigiana, ma c’era anche una società partigiana e c’erano le Repubbliche partigiane. Nel nostro caso ognuno di noi può fare qualcosa di meglio che inseguire stupidi e inutili consumi, tutti insieme possiamo lottare di più per ottenere servizi sociali che ci permettano di vivere meglio la nostra vita.
L’augurio è che possiamo scoprire nuove forme di solidarietà e ancora più spazi sociali, perché “siamo, nel profondo, esseri di relazione… con quelli che ci hanno preceduto nel tempo, le persone che ci circondano nel presente e coloro che immaginiamo dopo di noi” (Simone Veil). Perché la felicità “non nasce mai in solitudine… nasce dal bisogno degli altri e dell’altro; la pienezza del nostro essere, per noi esseri incompleti, immersi nell’irreversibilità del tempo, ci è regalata dall’altro da noi”, ha scritto Antonella Bucchioni.
 
Ecco, questa lettera in tre punti che ho il piacere di condividere con voi la dedico proprio ad Antonella Bucchioni che, purtroppo, non potrà leggerla.

odellac maggio 2020