Una polemica montata

Da La Voce Apuana 28 – 30 novembre 2019, a sinistra Giacomo Bugliani e a destra Lorenzo Porzano

La discussione è uno strumento fondamentale per crescere, per formarsi delle idee, per prendere consapevolmente posizione sulle questioni che ci riguardano e che riguardano il mondo in cui viviamo. Se però la discussione diventa un pretesto per attaccare chi non la pensa come noi, senza prestare ascolto a ciò che viene detto, ma qualcosa da attaccare solo perché viene detto da qualcuno, allora la discussione non serve a niente perché diventa solo un pretesto per la lotta contro un nemico considerato tale indipendentemente da ciò che dice. Credo che la discussione sotto riportata in cui sono stato costretto a intervenire in qualità del mio ruolo professionale sia un chiaro esempio di come la discussione possa trasformarsi da strumento utile a clava per combattere chi non la pensa come noi, soprattutto quando la politica e i mass media si impossessano di tale strumento.

Da La Voce Apuana 28 novembre 2019

 

Caro Direttore,

intervengo, a titolo personale, in merito a quanto accaduto nei giorni scorsi al Liceo Classico “P. Rossi” di Massa.  Trattasi di un fatto più grave di quanto potrebbe apparire ad una analisi superficiale e disattenta e quindi da non sottovalutare: peraltro dico sin d’ora che chi intendesse sottrarsi ad una riflessione dei fatti, magari liquidando le critiche come ingiustificate o fuori luogo, certamente dovrebbe domandarsi se per lui la democrazia è una cosa astratta su cui speculare ogni tanto o invece un valore da attuare e difendere in concreto, e ancor più quale finalità debbano avere le scuole e quale ruolo dovrebbero svolgere i professori.

Accade infatti che in una importante scuola pubblica della nostra città ogni occasione di approfondimento culturale e didattico si trasformi in un’opportunità per prendere la palla al balzo e fare propaganda politica e, diciamolo, pure dell’indottrinamento (a maggior ragione se come parrebbe ai partecipanti vengono assegnati crediti formativi). In questo la sinistra è veramente maestra nel camuffare, all’interno di iniziative apparentemente colte e di grande spessore intellettuale, tutt’altro. Peccato che per loro i buoni maestri e o i deputati a trasmettere ai giovani studenti “le verità” utili alla loro formazione e crescita siano sempre esponenti del loro mondo di sinistra e anche meglio se per giunta politicamente impegnati: l’ex sindaco Volpi e soprattutto l’attuale consigliere regionale Giacomo Bugliani, ad esempio. Il tutto grazie alle relazioni, neanche troppo disinteressate o celate, intessute da costoro e dal partito di cui essi fanno parte con professori dello stesso liceo (anch’essi impegnati attivamente in politica), con cui intrattengono più di un rapporto o legame. Insomma, quanto a rappresentatività dei relatori di questo fondamentale ciclo di incontri non c’è male. Ma, tenuto conto del contesto in cui l’intellighenzia di questa città si è sempre mossa, non ci sarebbe nulla di così anomalo o scandaloso, se non fosse per il fatto che, sempre costoro che sino ad oggi si sono sempre comportati come padroni assoluti, senza avversari, totalmente autoreferenziali, pienamente soddisfatti e compiaciuti di loro stessi, si scandalizzino e si lamentino se il loro mono pensiero viene messo in discussione e si faccia avanti un’altra visione della città e della politica, che essi, “i veri paladini della democrazia”, vogliono censurare e non tollerano additandola come ottusa e ignorante (mi riferisco ovviamente agli attacchi subiti dall’amministratore unico di Asmiu Lorenzo Porzano). Mi domando, tuttavia, come si faccia a parlare di un tema come “la parola in politica” a ragazzi di un liceo, facendo intervenire come relatore un giovane politico che al limite avrebbe potuto e dovuto spiegare il proprio di linguaggio e non certo commentare quello di politici ben più titolati di lui e peraltro di gran lunga più esperti e capaci nella comunicazione. Vabbè, ammettiamo pure che un esponente locale del PD abbia la possibilità di dire la sua su un tema così delicato e suggestivo, stupisce però che ciò avvenga, di fronte ad una platea non ancora capace di giudizio critico e anzi facilmente influenzabile, in modo unilaterale, senza che si sia pensato a un democratico e legittimo, oltrechè doveroso, contraddittorio. E qualora accada (..ovviamente è solo una mera ipotesi…) che il relatore, anziché citare frasi realmente pronunciate da esponenti politici di rilievo nazionale, ma guarda caso suoi avversari di partito, si sbagli (…ovviamente non di proposito…) e citi una frase in modo errato, e, magari, dal contenuto scorretto e denigratorio o decontestualizzata, come si potrà rimediare a questo grave vulnus, se manca ed è assente qualsiasi forma di controllo o possibilità di replica? Quale sarà l’impatto che questa “propaganda politica” dissimulata sotto le mentite spoglie dell’insegnamento avrà su questi giovani menti? Non lo sapremo mai in realtà, ma permetteteci almeno di dubitare che questo sia il modo corretto di agire in tale ambito. Se proprio era necessario affrontare argomenti di questo tipo, dalla forte e necessaria connotazione politica di parte, sarebbe stato opportuno far trattare l’argomento da un soggetto autorevole e terzo e di seguito predisporre un confronto tra esponenti di diverse forze politiche per fornire agli uditori un quadro più completo e mettendo in evidenza diversi punti di vista. Così facendo, invece, si è approfittato di una posizione dominante per coltivare interessi molto di parte e pochissimo di interesse generale, passando sopra le teste di genitori e famiglie che sperano che la scuola aiuti i loro ragazzi a crescere e diventare adulti e non a come votare alle prossime elezioni. Ma si sa, solo la sinistra ha diritto di esprimere legittime opinioni o di criticare, e quindi anche questo punto di vista verrà tacciato e censurato come offensivo e antidemocratico.

Cordiali Saluti

Francesco Persiani

(Sindaco di Massa)

Da La Voce Apuana 29 novembre 2019

Sta girando sui social un video che ritrae una classe del liceo classico Pellegrino Rossi durante la mezz’ora dedicata alla sensibilizzazione del corretto smaltimento di rifiuti nel Comune di Massa. Nel video si riconoscono l’amministratore unico di Asmiu, Lorenzo Porzano e uno studente. Il ragazzo contesta all’amministratore di fare della propaganda politica, lui replica dicendo che non è vero: “Sei triste”, dice Porzano al giovane. A quel punto in difesa del ragazzo interviene il professore di matematica: “In questo contesto lei non se lo può permettere (di dire queste cose, ndc)”. É il ragazzo … che spiega l’accaduto. E aggiunge altri dettagli al racconto: “L’incontro di sensibilizzazione era diviso per classi. Per mezz’ora l’amministratore Porzano avrebbe dovuto, teoricamente, illustrarci il sistema della raccolta differenziata. Come farla, perché. In realtà ha speso, con toni discutibili, facendo anche battutine e allusioni a mio avviso inopportune, parole in favore dell’amministrazione: sparla degli amministratori precedenti, dice di aver risanato lui le casse del bilancio di Asmiu . … In quel video io gli faccio notare che le sue parole esulano dal progetto per la raccolta differenziata, ma il problema non è che abbia mal interpretato l’argomento di dibattito, quanto poi il fatto che sia scaduto nell’insulto. Mi ha detto che sono triste, che sono una testa a piro. Lo ha fatto bonariamente ma non credo che sia l’atteggiamento da tenere da un amministratore”.

“Al liceo classico Pellegrino Rossi di Massa è stato chiamato l’amministratore di Asmiu Porzano per illustrare il funzionamento della raccolta differenziata, al contrario stando a quanto ci è stato riferito da più studenti, egli ha usufruito del suo spazio per far propaganda alla sua amministrazione e criticando le precedenti”. Così il Movimento Giovanile della Sinistra che in una nota racconta quanto sarebbe accaduto al liceo classico Pellegrino Rossi, durante una visita dell’amministratore unico di Asmiu, Lorenzo Porzano. In un video, postato dal movimento, si nota un acceso scambio di battute tra l’amministratore e uno studente. “Sei triste, sei l’unico che la vede così. Sei triste”. Lo ribadisce due volte Lorenzo Porzano al giovane rappresentante d’istituto, il tutto filmato da uno degli studenti seduti ad ascoltare. “Non sono triste” replica il ragazzo. A quel punto, mentre Porzano insiste, è un professore a intervenire bacchettando l’amministratore di Asmiu: “Non se lo può permettere. In un contesto come questo, se un ragazzo interviene, lei non se lo può permettere”. Stando a quanto riportato dal Movimento, lo scambio sarebbe nato da una critica del ragazzo che avrebbe accusato l’amministratore di fare propaganda politica. “I ragazzi del classico – fanno sapere i ragazzi del movimento -si stanno organizzando per raccogliere più testimonianze possibili e prendere posizione sull’accaduto”

 

Da La Voce Apuana 29 novembre 2019

 

“Giorgia Meloni ritiene che sia scandaloso aver parlato, in modo tecnico e imparziale, dell’evoluzione dell’uso della parola in politica dal dopoguerra ad oggi nel corso di un progetto organizzato dal Liceo classico di Massa e aperto al pubblico. Non solo, su questo minaccia un’interrogazione parlamentare. Quello che c’è di veramente scandaloso è basare il contenuto di un’interrogazione parlamentare su “fake news’, impedire il dialogo travisandone il contenuto, annientare la riflessione e appiattire il pensiero”. E’ dura la replica del consigliere massese del Pd in Regione Toscana Giacomo Bugliani alle accuse della leader di Fdi Giorgia Meloni riguardo alla lezione sul linguaggio della politica tenuta mercoledì scorso dal consigliere dem al liceo classico di Massa.

“Sono stupito dall’uso strumentale che l’onorevole Meloni fa dei fatti – sottolinea Bugliani-. Come noto l’iniziativa rientrava nell’ambito delle manifestazioni organizzate per la Festa della Toscana, in occasione della quale il liceo ha organizzato un ciclo di conferenze dedicato al tema della “parola”. “Ho ripercorso la storia della comunicazione politica dagli anni Cinquanta fino ad oggi. Ho citato De Gasperi, Moro, Berlinguer, Berlusconi, Renzi e anche Salvini e la Meloni senza nessun giudizio o atteggiamento propagandistico e non mi devo certo difendere da vuote strumentalizzazioni. Ci tengo, però, a stare ai fatti. E lo faccio soprattutto per quegli studenti che mercoledì erano radunati nell’aula magna del liceo classico di Massa, pieni di voglia di ascoltare, capaci di discernimento e di valutazione critica che non si meritano di essere coinvolti in questa vicenda e che non vanno screditati al punto tale da ritenerli privi di autonomia di pensiero. Certo- dice ancora Bugliani- , sono di sinistra, ma non ho mai fatto, come dice Giorgia Meloni, “becera propaganda”, perché, a differenza di altri, credo ancora nell’intelligenza e nella capacità di analisi critica delle persone”.

Il consigliere poi risponde al sindaco Francesco Persiani che aveva inviato una dura lettera (che abbiamo pubblicato ieri) in cui condannava il comportamento di Bugliani: «Leggo con stupore le dichiarazioni del sindaco Persiani. Dichiarazioni che non fanno altro che denotare la volontà del primo cittadino di spostare l’attenzione della città da quelli che dovrebbero essere i reali problemi che un’amministrazione comunale dovrebbe affrontare. Non è questa la sede per tornare a ribadire il contenuto dell’incontro che si è tenuto nell’ambito del progetto promosso dal Liceo classico di Massa, salvo riflettere sul fatto che un sindaco si permetta di esprimere giudizi, anche gravi, senza avere assistito ai fatti e, magari, basandosi su pretestuose considerazioni di qualche suo compagno di partito. Non è un caso, che, in queste ore, i presenti a quell’iniziativa, stiano prendendo chiara posizione a sostegno del mio operato, che rivendico, con fermezza, corretto e imparziale. Reputo gravi le affermazioni del sindaco in ordine a “relazioni, neanche troppo disinteressate o celate” intessute da me, dall’ex sindaco Volpi e, più in generale, dal Pd coi professori del Liceo Classico. Affermazioni della cui gravità sono certo che il sindaco sia ben consapevole. Se di relazioni vogliamo parlare, almeno nel mio caso, sono quelle di un ex allievo che ha passato in quella scuola cinque splendidi anni».

E le polemiche non finiscono qui perché il Pd di Massa è tornato all’attacco sul caso dell’amministratore unico di Asmiu Lorenzo Porzano, anch’egli intervenuto al liceo Rossi nei giorni scorsi: «Il sindaco fa la seppia» hanno scritto i dem su facebook. «Persiani – proseguono – prova a confondere le acque sui fatti avvenuti al liceo Classico nei giorni scorsi. Si mette a sindacare sulle competenze dei relatori ad un ciclo di conferenze attaccando Alessandro Volpi e Giacomo Bugliani. Accusandoli oltrettutto di fare politica sulla pelle degli studenti. Il tutto per nascondere il vero problema: la pessima figura che l’amministratore di Asmiu Lorenzo Porzano ha collezionato proprio in quella scuola. Allora sindaco parliamo di competenze: quali sono le competenze del signor Porzano? Era davvero il miglior amministratore per guidare Asmiu? E proprio Porzano ad aver usato una platea di studenti in orario scolastico per fare politica e parlare di quanto questa amministrazione stia facendo meglio delle precedenti. Quindi sindaco non faccia la seppia e provveda immediatamente alla rimozione di Porzano da un incarico per il quale ha dimostrato di essere inadeguato».

La breve replica del primo cittadino massese non si è fatta attendere molto. Anche Persiani ha risposto sul social: «Più parlate – ha scritto il sindaco – e più mi rafforzate nel convincimento che ho fatto bene a candidarmi e a fare il sindaco. Se aspettavamo che fossero lei e i compagni che hanno amministrato la nostra amata città per tanti anni a risolvere i problemi saremo ancora al medioevo. Io comunque non attribuisco ad alcun avversario politico tutti gli epiteti che lei e i suoi compagni ci tenete sempre ad utilizzare. Continuate pure a fare i convegni sul linguaggio perché avete ancora molto da imparare. Buonasera».

 

Da La Voce Apuana 30 novembre 2019

 

Egregio direttore

in qualità di dirigente scolastico dell’IIS Rossi credo sia opportuno rispondere alla lettera dell’avvocato Persiani, sindaco di Massa, che sul suo giornale a titolo personale è intervento su quanto accaduto al Liceo Rossi.

La prima cosa che vorrei prendere in considerazione è l’osservazione del sindaco che “ogni occasione di approfondimento culturale si trasformi in un’opportunità per prendere la palla al balzo e fare propaganda politica e, diciamolo pure dell’indottrinamento”. Tutto ciò legato al fatto che il consigliere regionale del PD Bugliani è intervenuto all’interno di un nostro progetto legato al tema del rapporto tra il linguaggio e il mondo per affrontare il tema del rapporto tra linguaggio e politica.

Il progetto all’interno del quale è intervenuto il consigliere Bugliani è un progetto di vasta portata culturale approvato dal Collegio dei docenti e inserito nel PTOF 2019-22 finalizzato, come già detto, ad affrontare il tema del rapporto tra linguaggio e mondo: il potere della parola. È un tema che quest’anno è stato proposto a livello nazionale dall’associazione che organizza le Romanae disputationes, un’attività formativa incentrata sulla metodologia della disputa filosofica. Lo sviluppo del progetto all’interno del nostro istituto è stato articolato in due ambiti, uno strettamente filosofico e uno storico, artistico e letterario. La parte riguardante la filosofia è stata realizzata mediante l’utilizzo di alcune video lezioni messe a disposizione dall’associazione Romanae disputationes che organizza il percorso didattico tenute da docenti universitari, lezioni che hanno come argomento il tema del linguaggio in alcuni filosofi e precisamente: “Linguaggio e mondo. Il potere della parola” prof. Carmine Di Martino, “Il linguaggio nel pensiero di Aristotele”, prof. Enrico Berti, “Il linguaggio nel pensiero di Platone”, prof. Francesco Fronterotta; e da lezioni tenute da docenti di questo liceo che hanno affrontato il tema del linguaggio in pensatori quali Heidegger e Wittgenstein. Sono previsti altri video-incontri messi a disposizione da Romanae disputationes che tratteranno il tema del linguaggio in Husserl e Nietzsche. Per quanto riguarda invece il versante letterario artistico sono stati organizzati alcuni incontri con esperti o con docenti di questo liceo e precisamente: Carlo Pernigotti: Introduzione ad Omero e ai poemi omerici; Carlo Pernigotti: La forza del logos nei poemi omerici; Enrico Medda: Il canto XIII dell‘Odissea; Andrea Taddei: Logos ed oratoria; Rosaria Bonotti: il logos nelle commedie di Aristofane; Rosaria Bonotti: L’oratoria a Roma nel periodo repubblicano; Giacomo Bugliani: la parola in politica; Carlo Paolini: filologia e filosofia nell’Umanesimo fiorentino; Alessandro Volpi: La questione della lingua nel processo di unificazione nazionale; Andrea Addobbati: Illuminismo e libertà di stampa nella Toscana del Settecento; Annalisa Andreoni: Lingua, letteratura e vita civile nella Firenze del Novecento. È prevista inoltre la visione di alcuni film quali: Il ragazzo selvaggio, Padre Padrone, Il discorso del re, l’Odissea. All’interno del progetto sono previste poi attività organizzate con gli studenti per approntare uno spettacolo teatrale, una lettura integrale dell’Odissea e dispute filosofiche con altre scuole della provincia.

Mi sembra evidente che un progetto del genere non possa essere presentato come strumento per introdurre nella scuola la politica intesa come propaganda di parte o a contrapposizioni tra destra, sinistra e cose del genere. Non credo neppure sia facile “camuffare all’interno di iniziative apparentemente colte e di grande spessore culturale” attività come quelle sopra elencate. È semplicemente un progetto di grande spessore culturale finalizzato a dare strumenti, conoscenze e occasioni di crescita agli studenti.

Viene contestato che all’interno di tale progetto siano stati introdotti due eventi con la presenza di relatori politicamente impegnati e quindi non in grado di garantire neutralità nel trattare i temi che sono stati affidati loro. Per quanto riguarda Alessandro Volpi forse basta ricordare che oltre ad essere uomo che si è impegnato nella politica è anche docente di storia all’Università di Pisa e il tema che deve trattare è “La questione della lingua nel processo di unificazione nazionale”. Non credo che ci sia bisogno di altri commenti. Per quanto riguarda invece l’intervento del consigliere Bugliani, nella lettera del sindaco si dice che è stato invitato “grazie alle relazioni non troppo disinteressate o celate, intessute da costoro e dal partito di cui essi fanno parte con i professori dello stesso liceo (anch’essi impegnati attivamente in politica), con cui intrattengono più di un rapporto o di un legame”. Presuppongo che l’espressione “quanto a rappresentatività dei relatori di questo fondamentale ciclo di incontri non c’è male” si riferisca essenzialmente a Bugliani e non certo agli altri relatori proprio perché è difficile mettere in discussione i titoli culturali di docenti universitari e dei docenti del liceo sopra elencati.

Quello che posso dire prima che un esponente politico del Pd Bugliani è un ex studente del liceo, avvocato, che ha fatto un suo percorso in politica. Per quel che ne so a lui è stato chiesto di affrontare un tema di tipo culturale e non politico. Sono pienamente convinto e d’accordo con il sindaco che la politica come propaganda di parte debba rimanere fuori dalla scuola e, se per caso vi dovesse entrare, deve entrarvi all’interno di un confronto tra le parti che comunque deve rispettare il ruolo formativo della scuola, l’età degli studenti, la dimensione etica che si può sintetizzare nel diritto di ciascuno alle proprie opinioni e alla loro espressione nell’ambito del rispetto reciproco. Ripeto, l’argomento che Bugliani doveva trattare non era un argomento di questo tipo ma un argomento culturale (l’evoluzione del linguaggio politico in Italia nel secondo dopoguerra). Non ero presente all’incontro e quindi non posso dire se tale consegna è stata rispettata o se il consigliere Bugliani abbia trasformato il suo intervento in occasione di propaganda politica. Da quello che mi è stato riferito la conferenza è stata portata avanti con equilibrio e misura. Comunque se in qualche momento della conferenza Bugliani ha utilizzato l’incontro per fare propaganda tale fatto non può essere imputato alla scuola. Anzi se ciò fosse accaduto forse la scuola dovrebbe sentirsi tradita dalla fiducia accordata al relatore. Il problema credo sia non tanto chi ma che cosa ha detto e che cosa ha detto è una responsabilità del relatore non avendo la scuola alcun potere di censura preventiva.

Rimane aperta una questione da trattare e questa riguarda direttamente la scuola: la responsabilità della scelta dei relatori. Non voglio sottrarmi quindi alla serie di riflessioni che il sindaco propone e che non sottovaluto.

La prima riflessione riguarda la questione se coloro che si impegnano in politica possono essere chiamati a parlare a studenti liceali. Io credo che nessuno possa essere discriminato per la sua appartenenza politica o per il suo impegno in politica. E questo non riguarda una parte ma tutte le appartenenze politiche. Il liceo ha sempre adottato questa modalità. Noi viviamo in un periodo storico in cui la politica è vista in modo negativo. Il fenomeno dell’allontanamento dalla politica soprattutto da parte dei giovani è un fenomeno negativo che le istituzioni debbono contrastare. Proprio per questo il Consiglio di istituto, contrariamente a quanto si legge sui giornali, lo scorso anno scolastico ha accolto come positiva la proposta del sindaco Persiani di favorire l’incontro degli studenti con il consigliere Frugoli per presentare un progetto per tentare di far riavvicinare i giovani alla politica. Non nascondo che all’interno della scuola ci sono stati contrasti e posizioni contrarie ma il Consiglio di Istituto, con il parere favorevole degli studenti del Rossi, ha approvato la proposta con delibera n. 41 del 4 marzo 2019, giudicando positiva l’iniziativa e indicando la modalità per far conoscere a tutti gli studenti la proposta. A tale delibera è seguita una mia lettera al sindaco per chiedergli di fornirci delle date per poter organizzare l’incontro. Alla scuola non è mai giunta risposta.

Mi sembra evidente che quando esponenti politici di destra o di sinistra si propongono alla scuola non per fare propaganda politica ma per portare il loro contributo alla formazione del cittadino (poiché di questo si tratta per studenti che escono dal percorso scolastico secondario maggiorenni e giuridicamente autonomi per l’esercizio dei loro diritti politici) questa proposta può tranquillamente venire accolta come risorsa.

La seconda riflessione riguarda l’obiezione relativa all’assenza di un contraddittorio. Riprendo quello che ho detto in precedenza, ripetendo che ritengo necessario un contraddittorio quando il tema diventa strettamente politico e legato alla presentazione di una posizione di parte. Chi ha organizzato l’incontro può darsi che abbia sottovalutato la natura delicata dell’argomento e abbia messo maggiormente in luce la dimensione culturale rispetto a quella politica. Accolgo come corretta e opportuna la critica del sindaco che “sarebbe stato opportuno far trattare l’argomento da un soggetto autorevole e terzo” non tanto per la persona che è stata invitata o per quello che ha detto ma per l’effettiva problematicità e scivolosità del tema proposto.

Per quanto riguarda la questione dei crediti scolastici e le attività dell’ex alternanza scuola lavoro che in vari interventi vengono richiamati voglio anche in questo caso chiarire la posizione della scuola partendo dall’illustrazione di che cosa viene fatto in questi due ambiti.

Innanzitutto, è bene precisare che tutte le iniziative legate al progetto si configurano come iniziative svolte in orario extrascolastico e con adesione volontaria. Non ci sono studenti iscritti al Liceo Rossi obbligati a partecipare. Non ci sono neppure altre forme di incentivazione alla partecipazione legate alle singole conferenze. Le attività fino a poco tempo fa denominate di alternanza scuola lavoro e oggi indicate con la dizione Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento possono venire realizzate con diverse modalità. Una di queste modalità è l’Impresa Formativa Simulata. In pratica nella scuola si realizza la simulazione di un’attività produttiva o di erogazione di servizi. Il Liceo Rossi ha organizzato una cooperativa simulata per fornire servizi culturali. Nell’ambito di tale iniziativa sono state realizzate attività per la digitalizzazione di testi del fondo antico e la loro messa a disposizione in rete, sono state restaurate antiche carte botaniche, sono stati recuperati strumenti scientifici del laboratorio di fisica di grande valore storico, sono stati organizzati spettacoli teatrali, seminari ed altri eventi culturali, è stato riorganizzato parte dell’archivio storico della scuola, è stata aperta la biblioteca moderna e sono state organizzate iniziative per la promozione della lettura. Per il corrente anno scolastico sono previste, oltre ad alcune delle attività sopra elencate, attività legate al recupero degli erbari storici. Le ore di alternanza verranno riconosciute nell’ambito del progetto relativo al linguaggio agli studenti che parteciperanno all’organizzazione degli eventi programmati (spettacoli teatrali, evento legato alla lettura integrale dell’Odissea, organizzazione di seminari). Per quanto riguarda il credito scolastico, il riconoscimento di tale credito è legato alla partecipazione a progetti della scuola che gli studenti hanno portato a termine. Non corrisponde a verità quindi che si acquisiscono crediti formativi o crediti per l’alternanza scuola lavoro per la partecipazione ad una conferenza e ciò si può evincere facilmente dai documenti approvati dal collegio dei docenti e, per quanto riguarda il Piano Triennale dell’Offerta Formativa, dal collegio dei docenti e dal consiglio di istituto (PTOF 2019-22, Regolamento per i Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, Criteri di valutazione)

Credo inoltre che proprio le attività che sono state realizzate all’interno dell’alternanza scuola lavoro contribuiscano a evidenziare lo spessore culturale e formativo delle iniziative del liceo e l’assenza di un “mono pensiero” che orienta e indottrina gli studenti. Come in tutte le scuole d’Italia anche nel Liceo Rossi ci sono docenti di destra, docenti di sinistra e docenti che non si occupano di politica attivamente, studenti di destra, studenti di sinistra e studenti che non si occupano di politica, famiglie di destra, famiglie di sinistra e famiglie che non si occupano di politica. Non spetta alla scuola schierarsi, favorire gli uni o gli altri. Spetta invece alla scuola fornire agli studenti strumenti culturali per affrontare gli studi successivi, per inserirsi nella società e per partecipare attivamente alla vita della comunità di cui ciascuno di noi fa parte. In tale ottica credo che spetti alla scuola preparare gli studenti anche al confronto di idee e far in modo tale confronto sia condotto in modo civile nel rispetto delle regole della democrazia. Non per niente nel curricolo scolastico è prevista la presenza dell’area denominata “Cittadinanza e costituzione” che è obbligatoriamente oggetto dell’esame conclusivo del percorso scolastico e dall’anno prossimo dovrà essere introdotta la disciplina educazione civica.

Un’ultima precisazione riguardo all’episodio dell’amministratore unico di Asmiu Lorenzo Porzano. Anche in questo caso da parte della scuola e mia personale c’è stata la volontà di prestare attenzione al contenuto della proposta. Sono stato io a invitare Porzano sia al Liceo Pascoli che al Liceo Rossi e non ho certo guardato al colore dell’amministrazione che lo ha nominato. Non mi pento dell’iniziativa e la rifarei perché ritengo che la sensibilizzazione verso le problematiche dei rifiuti sia un elemento fondamentale per la formazione del cittadino della nostra epoca caratterizzata dal rischio di non riuscire a lasciare ai nostri figli e nipoti la possibilità di vivere come noi stiamo vivendo. Credo anche che tale formazione non possa essere fatta se non con la partecipazione degli enti che gestiscono tale problema. Non ero presente all’incontro e non so dire come sono andate le cose. Da quello che mi è stato riferito Porzano doveva prestare più attenzione al modo con cui ha risposto allo studente. Ma tutto poteva finire lì con l’intervento del docente come in effetti è accaduto. Anche in questo caso penso che la scuola sia stata vittima di una strumentalizzazione da parte di chi ha messo il video su internet e ha montato un caso alimentando poi una polemica che non aiuta per niente a risolvere i problemi. Credo che il Liceo Rossi, come tante altre scuole in Italia, che non si contraddistinguono per la colorazione politica ma per la qualità del lavoro che stanno portando avanti in condizioni difficilissime per mancanza di risorse, per le condizioni degli edifici in cui sono costrette a svolgere le loro attività, stia svolgendo nella città di Massa il suo ruolo di istituzione formativa. Può capitare talvolta che si commettano errori, ma non si può accettare che una scuola venga connotata come una sorta di organizzazione politica che indottrina gli studenti. Può invece essere utile un confronto aperto con tutte le istituzioni presenti sul territorio che condividono responsabilità di vario tipo nei confronti di giovani che dovranno affrontare un futuro che si presenta incerto e forse per la prima volta nella storia dell’epoca moderna peggiore di quello dei loro genitori.

Il Dirigente Scolastico dell’IIS Rossi di Massa

Massimo Ceccanti


Esche fotografiche per ricordi

Strani legami con un lontano immaginario mondo infantile in un estate afosa e immobile, imbalsamata dalla sensazione del tempo che passa. Una fotografia esca di ricordi, di immagini di volti che non ci sono più ma che rimangono presenti. Questa foto richiama i miei disegni realizzati con piacere nelle sere invernali intorno a un tavolo accanto a persone intente alle loro occupazioni ma presenti. Colori accesi, Casupole smilze e longilinee che occupano tutto lo spazio. Sembra la foto di un ricordo visivo e invece è la foto di un pezzetto di realtà. 743deaaf5c8b14743a871836f8db7bSi sa che la fotografia è solo un pretesto per dar sfogo all’immaginazione e che l’immaginazione è l’unico strumento che abbiamo per dialogare con una realtà infinita che non si lascia cogliere se non per sporadiche tracce, complicati indizi, dal finito dei nostri pensieri e dei nostri artifici che abbiamo architettato per afferrarla. L’artificio poi una volta prodotto è in grado di andare oltre e creare, nel suo dialogo con i soggetti con cui viene a contatto, altre realtà. Le fotografie sono quindi esche e nessuno sa cosa abboccherà. Nonostante ciò grazie a loro riusciamo a dialogare con la realtà e anche con quella particolare realtà che siamo noi stessi.
Fotografia: Bosa, di Marco Carmassi


Fotografi e filosofi

Robert  Adams “Lungo i fiumi”

“I fotografi, diversamente dai filosofi, cercano di mettere a fuoco quello che c’è, piuttosto che quello che non c’è.”

Sarà vero?

 


Ma dove è la tecnologia?

Il Caffè dei Maledetti Fotografi  Spazio LABottega, Pietrasanta

Interviste dal vivo di Enrico Ratto

Mario Giacomelli

E la macchina fotografica ? Tu non hai una macchina come noi tutti, Kodak o Nikon o Leica.

Io non so cosa hanno gli altri. Io ho una macchina che ho fatto fabbricare, una cosa tutta legata con lo scotch, che perde i pezzi. Io non sono un amante di queste cose. Ho questa da quando ho iniziato, sempre la stessa. Con lei ho vissuto le cose, belle o brutte, con lei ho diviso tanti attimi della mia vita. Mi rattrista solo l’idea di staccarmi da lei.

Ma questa macchina da dove viene ?

L’ho fatta fare io. Ho smontato un’altra macchina di un amico mio, togliendo tutte le cose inutili. Per me l’importante è che ci sia la distanza e… cosa c’è d’altro? Io non so came funzionano queste cose. L’importante è che non passi la luce. È una cassa senza niente.

E che film ci metti ?

Quello che trovo.

Ma un film 35 millimetri ?

Non mi chiedere i millimetri. I film grandi, non quelli piccoli. Non il piccolo formato. Mai avuto.

Centoventi ?

Non mi dire mai i numeri! Io so solo una cosa: il sei per nove e ridotto a sei per otto e mezzo.

Cioè fai dodici foto con un rullino ?

Non ricordo. Mi sembra che ne faccia dieci, non dodici. Dieci immagini. Per me questo è importante. Una volta ho vinto un apparecchio di piccolo formato, in un concorso, ma non sono riuscito a fotagrafare, era troppo veloce, non c’era più la partecipazione come con la mia macchina, non avevo il tempo di pensare, scattavo quasi inutilmente. E perdevo la gioia più bella, che è questo aspettare, questo preparare l’immagine, girare, cambiare il rullino. Invece questa è giusta per me, per il mio carattere.

E che velocità ha questa macchina ? Un trentesimo? Un centesimo ?

Non ricordo. So che non arriva oltre il duecentesimo. Per fare i paesaggi dall’aereo, me ne faccio prestare un’altra, da un amico, ci sarebbe da vergognarsi, però non me ne frega niente. Per me va bene lo stesso, perché io, se potessi, fotograferei senza macchina, non ho questo grosso amore per la meccanica.

E il diaframma che apertura ha?

Secondo le volte. A Scanno, per esempio, le ho fatte quasi tutte a un venticinquesimo. In inverno faccio due e ventidue.

Diaframma ventidue e mezzo secondo.

So che c’è un due e un ventidue. È la chiusura dell’obiettivo, questo l’ho imparato a memoria.

Dunque chiudi completamente l’obiettivo.

Tutto chiuso, sempre uguale. Perché sono paesaggi. Invece quando faccio le figure no. Tengo l’obiettivo aperto perché c’è poca luce.

E i vecchi nell’ospizio?

I vecchi nell’ospizio è un altro discorso, adopero un lampo. Volutamente. Perché alla cattiveria di chi ha creato il mondo, di chi ci fa invecchiare, a questa cattiveria aggiungo anche la mia cattiveria. Non tanto per mostrare la materia della pelle, ma per aggiungere qualche cosa di ancora più forte, un contrasto. Il lampo modifica la realtà, la fa più mia.


Fotografia, dono o furto.

È luogo comune dire che la fotografia cattura o pesca o ancora ruba oggetti dalla realtà. La fotografia cattura, è vero, ma ciò che toglie alla realtà è una traccia potremmo dire quasi immateriale, una traccia di luce che inevitabilmente ciò che è presente nella realtà emana. Fare fotografie da un punto di vista materiale è un po’ come respirare. Se c’è un furto è un furto legato alla dimensione immateriale della realtà, a quello che oggi noi definiamo identità, un bene che da non molto tempo è stato riconosciuto e tutelato dalla legge in una forma ipergarantista, e ricondotto nella categoria della proprietà come lo sono tutti gli oggetti materiali. È questa attribuzione di proprietà all’identità che trasforma la fotografia di una sorta di furto. Il rapporto con l’identità delle persone e dei luoghi è un rapporto complesso che non può ridursi a semplice rapporto di proprietà. Intanto l’identità è una dimensione sociale dell’individuo o dell’oggetto, del luogo. Ciascuno di noi nel momento in cui scende in strada si espone allo sguardo degli altri e in questo esporsi, in questa relazione si crea l’identità; dietro questo rapporto c’è l’atteggiamento di socialità di cui l’uomo non può fare a meno. Anche per i luoghi potremmo dire la stessa cosa.

In linea di massima direi che la fotografia rientra nella categoria del dono, è legata a questa esposizione sociale inevitabile perché inevitabili sono gli sguardi e in questo atto sociale gratuito si crea l’identità. L’uso improprio o economicamente vantaggioso dello sguardo è un’altra cosa.

La fotografia è un dono inteso come scambio di beni finalizzato a creare relazioni, un’offerta di sé senza chiedere niente in cambio, ciò che si crea è una relazione basata sul sentimento di dipendenza da parte di chi riceve e sulla gratuità, sulla liberalità di colui che dona (Marcel Mauss) nel rispetto della volontà di chi dona. Si tratta quindi di capire quando dal dono si passa ad un altro tipo di scambio, allo scambio di equivalenti finalizzata alla creazione di una relazione di tipo economico. Solo in questo caso la fotografia può diventare un furto, quando nello scambio il rapporto di dipendenza diventa un rapporto di vantaggio soprattutto di carattere economico.


È una bella fotografia, somiglia ad un quadro

“È una bella fotografia, somiglia ad un quadro” è una frase comune che però rivela una concezione diffusa, quella della gerarchia delle immagini. Esiste un livello più basso, quello della produzione meccanica l’immagine, è un livello alto, quello della produzione manuale, fotografie più belle sono quelle che si avvicinano alla pittura e quindi all’arte.

Pittura e fotografia non sono gerarchicamente separate: sono due modalità diverse di costruire immagini, una legata in modo indissolubile soggetto che ne è la fonte, l’altra potenzialmente libera da questo vincolo. Una volta prodotta però anche la fotografia è una realtà immateriale visibile attraverso elementi materiali, una traccia di luce trasformata in punti luminosi o in segni d’inchiostro che acquista un senso per chi l’ha prodotta e per chi la guarda. Nella loro eterogeneità rimane una sorta di analogia che in ogni caso non può essere oggetto di una stratificazione gerarchica. Non è quindi possibile né distinguerle come indice e come immagine nè collocarle sullo stesso piano all’interno di una scala di valore.


Kudelka: l’improvvisazione

Il Caffè dei Maledetti Fotografi  

Spazio LABottega, Pietrasanta

Interviste dal vivo di Enrico Ratto

Io non cerco di comprendere. Per me la cosa più bella è svegliarmi, uscire e andare in giro a guardare. Guardare tutto. Senza che nessuno stia lì a dirmi: Devi guardare questo o quello. Io guardo tutto e cerco di trovare ciò che mi interessa, perché, all’inizio, non so cosa potrà interessarmi. Mi succede anche di fotografare dei soggetti che altri troverebbero stupidi, ma che, personalmente, mi permettono di mettermi in gioco. Henri (Cartier Bresson) dice che lui si prepara prima di incontrare qualcuno o di visitare un paese. Io no: io cerco di reagire a quello che si presenta. Poi tornerò, magari ogni anno, magari per dieci anni di seguito, e così finirò per comprendere.

Ci sono delle cose che mi piacciono molto, ma che non pratico. La musica l’ho sempre un po’ praticata e mi piacerebbe ascoltarne più spesso, ma non ne ho la possibilità, per mancanza di tempo e di spazio.  Quando ero ragazzo leggevo molto, durante i miei studi un po’ meno, da quando ho lasciato la Cecoslovacchia non leggo quasi più. Sempre per la stessa ragione: perché non ho un posto per me. Quando viaggio, non so dove dormirò e penso a dove coricarmi solo quando è il momento di aprire il mio sacco a pelo. È una regola che mi sono data. Mi sono detto che devo saper dormire bene dovunque, perché il sonno è importante. In estate spesso dormo fuori, smetto di lavorare quando non c’è più luce e ricomincio il mattino presto. Un giorno vivrò diversamente e allora ricomincerò a leggere. Non sento questo modo di vivere come un sacrificio: per me sarebbe un sacrificio vivere altrimenti. Per quanto riguarda i miei punti di riferimento… non so quali sono.

Non so cosa sia importante per le persone che guardano le mie foto. Quello che è importante per me, è il fatto di farle. Io lavoro sempre, ma non ci sono molte foto che trovo veramente buone. Non mi sento veramente un buon fotografo. Penso che chiunque, se lavorasse come lavoro io, potrebbe ottenere gli stessi risultati.
Ma io non lavoro per provare il mio talento. Io fotografo quasi tutti i giorni, tranne quando fa troppo freddo per viaggiare a modo mio, come in questo momento. Qualche volta faccio delle buone cose, altre volte no, ma penso che col tempo qualcosa verrà fuori dal mio lavoro: non ho angosce in questo senso. Faccio anche molte foto sulla mia vita, come quelle all’inizio del tascabile: i piedi, l’orologio.

Quando sono stanco mi corico e se ho voglia di fotografare e non c’è nessuno attorno a me, fotografo il mio piede. Non sono grandi foto: certi le detestano. Ma ho sempre fotografato i luoghi in cui ho dormito, gli interni in cui mi sono trovato. È una regola che mi sono data, per non dimenticare queste cose. Un giorno, forse, farò un libro con nient’altro che queste piccole foto. Questo irriterà molte persone che pensano a me come al fotografo degli Zingari e non vogliono vedermi diversamente. Ma non mi preoccupo di ciò che la gente pensa. Io non cerco di cambiare la gente, e neanche il mondo.


Francesco Bosso: paesaggi senza luogo

Il Caffè dei Maledetti Fotografi  Spazio LABottega, Pietrasanta

Interviste dal vivo di Enrico Ratto

Credi sia importante definire i luoghi in cui sono state realizzate le tue fotografie o cerchi di decontestualizzare?

Per quanto mi riguarda tendo assolutamente a decontestualizzare. Guardando i miei lavori credo si faccia fatica a riconoscere i luoghi. A parte Golden Light, una scattata in Islanda, gli altri lavori sono realizzati in tutto il mondo, soprattutto After Dark, il lavoro che sto preparando. In After Dark le immagini hanno in comune atmosfere e suggestioni che non sono legate a nessun luogo. Creo inoltre dittici di immagini scattate in luoghi molto diversi, dalla Hawaii alla Thailandia. Non è il luogo che ha importanza, ma la sua atmosfera e le similitidini grafiche.


Massimo Vitali Un’idea stra-vagante di fotografia

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Massimo Vitali. Marina di Massa, Torre Fiat

Dire che le foto di Vitali sono foto di paesaggio è piuttosto azzardato. Nelle foto di Vitali forse sono gli uomini a contare più del luogo, dell’ambiente. L’ambiente sembra fare da contorno. Ma gli uomini contano come massa e diventano parte del paesaggio, anzi diventano l’elemento principale del paesaggio. Scatta foto di spiagge, discoteche, piazze caratterizzate dalla presenza di consistenti gruppi di persone. Gli esseri umani sono piccoli, schiacciati dal contesto e nello stesso tempo definiti con estrema precisione. Ogni punto della foto è a fuoco anche se l’orizzonte occupa grandi spazi. Gli scatti di Vitali sono scatti nitidi ottenuti senza nessun ritocco perché non sono fotografie digitali.

“Uso delle macchine con lastre di grande formato. Con il digitale questa precisione è impossibile”.

“Il mio modo di fotografare è comunque distante… cerco di vedere la gente con più rispetto, senza il machismo fotografico che dà la “licenza di uccidere” ai fotografi”

“Il mio approccio fotografico è rigoroso. La fotografia è fatta di parole ma è imprescindibile dalla tecnica. Il dato tecnico prende quindi uno spazio importante nel mio lavoro. Questo perché ogni apparecchio nella sua specificità è capace di creare immagini differenti. La mia scelta di utilizzare un banco ottico è dovuta alla volontà di ottenere il maggior grado di dettaglio, in modo che l’osservatore delle fotografie possa essere proiettato in un’interpretazione libera dell’immagine. Lavorare con questo dispositivo impone una gestualità particolare ed rende più inclini ad una maniera riflessiva di produrre le immagini. Credo che questa relazione con il dispositivo influenzi la mia fotografia. Pur essendo passato da poco all’utilizzo del digitale non considero questa innovazione tecnologica come elemento capace di rivoluzionare il mio modo di lavorare. Quando io faccio una foto, per me è fatta in quel momento, non vedo la ragione di continuare a sprecare del materiale, sparando fotografie. In una giornata posso produrre circa dieci fotografie.”

Secondo quando dice Vitali, per esempio per fotografare i litorali Vitali studia il posto per mesi. Dopo questa fase, in un giorno decide di montare una impalcatura sulla quale la macchina fotografica è sospesa a più di cinque metri d’altezza e da lì scatta la sua fotografia.

“Prima di tutto ricerco dei luoghi che soddisfano i miei interessi: dei luoghi affollati e dove il paesaggio mi comunica qualcosa. La mia ricerca sul paesaggio in questi anni è cambiata drasticamente, i sistemi di visualizzazione satellitare su internet hanno sovvertito il mio modo di conoscere i luoghi. Soprattutto perché per me è importante avere una conoscenza imparziale prima di averli visitati. Non voglio essere influenzato dalle interpretazioni fotografiche di altri autori. In questo le viste proposte dai sistemi di visualizzazione su internet sono alquanto obiettive, proponendo un modo neutro di rappresentazione. Inoltre cerco di documentarmi ricercando dei video che riesco a leggere come più vicini a quello che mi attende nella realtà.
In questo modo costruisco un concetto di fotografia che è gia in mente prima che io la realizzi. Quando arrivo sulla spiaggia, ho già un’idea chiara di quello che voglio fare.
Il giorno della ripresa, salvo imprevisti, cerco di arrivare sulla spiaggia la mattina presto. La fase del posizionamento della piattaforma è abbastanza importante. Sono abbastanza testardo una volta che scelgo il posto, alle volte perdo delle belle foto per il puntiglio di non spostarmi mai, perché la considero una sconfitta. Una volta posizionato il dispositivo (piattaforma più macchina) in quel momento io faccio già parte del luogo, inoltre la piattaforma alta cinque metri contribuisce ad isolarmi dal contesto facendo in modo che le persone non mi considerino come un elemento di disturbo.”

In un altro intervento però Vitali afferma:

“Le mie immagini nascono come oggetti. … Le mie foto sono in-eventuali. Le mie foto non hanno eventi, o meglio hanno dei piccolissimi eventi che le caratterizzano.

…la mia ambizione, in realtà, è quella di dare una documentazione che duri nel tempo; è che, fra cinquanta o cento anni, la gente possa usare queste foto per vedere come eravamo oggi, più che se vedesse altri tipi di foto che vengono fatti oggi. Cerco, per così dire, di storicizzare la spiaggia, la discoteca… Faccio un esempio di due scatti a Marina di Pietrasanta. Uno del ‘96 e uno recente. Stesso posto, stesso giorno di inizio agosto. Io osservo le cose minime. I tatuaggi, gli asciugamani, i costumi, i gruppi, le famiglie. Beh, è un altro pianeta.

Il contenuto è poco interessante. E’ vero, potrebbe essere la parte migliore, ma in effetti io vedo che il contenuto si va sempre più assottigliando. La cosa importante è il modo in cui è fatta la foto. La foto segue una specie di rituale, prevede l’utilizzo di certe cose, come questo cavalletto su una piattaforma a cinque metri e mezzo, per avere sempre la visione dall’alto. C’è poi la messa in opera del cavalletto, la scelta di un certo tipo di macchina. A monte della fotografia c’è già tutto un progetto, come anche a valle: c’è il progetto, che prende le immagini e le fa diventare oggetto. A monte della fotografia c’è un certo tipo d’immagine fotografica, una certa posizione, la ricerca di un certo tipo di luogo, per cui alla fine la fotografia – l’immagine in sé stessa – ha un’importanza limitatissima. Anche perché, secondo me, nella fotografia contemporanea – che è stata investita dall’arte contemporanea – ha sempre meno importanza lo scatto, cioè come e quando avviene, mentre sono invece importanti tutte le cose a monte e a valle. …

La fotografia non ha in sé più niente da dire?

No. E’ perché la fotografia fa parte dell’arte contemporanea. Non può più stare a guardare la carta baritata in b/n. Ma non solo: la fotografia, secondo me, meno dura e meglio è… alla faccia del collezionismo. Va venduta, poi si deve rovinare!

…Quei poveracci del Rinascimento hanno fatto delle robe che sono ancora lì, si son bruciati il mercato, e non solo: l’hanno bruciato per generazioni a venire. La fotografia deve essere una cosa…

Effimera, sì; che si autoconsuma. I collezionisti ti chiedono: – Ma dura? E quanto dura? – (perché loro vogliono che duri 500 anni). Ma chi se ne frega! Non lo so, e non m’interessa, perché finché ci sono io, te la rifaccio, poi…”

Ho provato a mettere insieme le idee di Vitali sulla fotografia ma devo dire di non esserci riuscito. Non riesco a conciliare la sua idea di foto documento con quella di foto oggetto. Ciò che considero stravagante è l’idea di fotografia come oggetto che è indifferente rispetto al suo contenuto.

Massimocec 2015


Fotografia e filosofia

Contrariamente a quanto molti studiosi e critici hanno affermato, abbarbicandosi ancora a una certa concezione hegeliana dell’arte (ossia al fatto che Hegel accennasse al tendere dell’arte del nostro – in realtà del “suo” – tempo verso la filosofia), ritengo che proprio l’opposto di quanto Hegel postulava stia verificandosi: ossia dopo un apparente tendere verso la filosofia di certe forme d’arte concettuale, di musica aleatoria, dodecafonica (forme artistiche in cui l’elemento concettuale, iperrazionale cercava di avere la meglio) oggi si assiste invece a una tendenza opposta: a una defilosofizzazione dell’arte, a una desemantizzazione della stessa e quindi a un recupero di quei valori magici, mitici, persino terapeutici […] che sono stati ignorati per troppo tempo mentre meritano di riprendere il loro giusto ruolo.

Gillo Dorfles, L’intervallo perduto, Milano, Skira 2006, p.170

Ma di fronte a questa concezione del rapporto fotografia – filosofia proposto da Luigi Ghirri che pone al centro della sua ricerca “il guardare”, ossia la capacità al contempo razionale ed emotiva di decifrare i dati raccolti attraverso la percezione, trasformandoli in pensiero visivo.

Una risposta forse è rintracciabile in Ghirri, L’opera aperta, 1984:

“La fotografia penso che sia un formidabile linguaggio visivo per poter incrementare questo desiderio di infinito che è in ognuno di noi. Come ho detto prima, una grande avventura del mondo del pensiero e dello sguardo, un grande giocattolo magico che riesce a coniugare miracolosamente la nostra adulta consapevolezza ed il fiabesco mondo dell’infanzia… Borges racconta di un pittore che volendo dipingere il mondo, comincia a fare quadri con laghi, monti, barche, animali, volti, oggetti. Alla fine della vita, mettendo insieme tutti questi quadri e disegni si accorge che questo immenso mosaico costituiva il suo volto. L’idea di partenza del mio progetto-opera fotografica può paragonarsi a questo racconto. L’intenzione cioè di trovare una cifra, una struttura per ogni singola immagine, ma che nell’insieme ne determini un’altra. Un sottile filo che leghi autobiografia ed esterno.”