Stupore

Sono intontito dallo stupore. Sto scoprendo che tutto ciò che avevo ritenuto certo, indubitabile, solido in realtà è incerto e labile. Sto scivolando nel magma fluido dell’incertezza assoluta. Una volta vedevo delle verità laddove ora non so neppure cosa cercare. Vedevo negli adulti, negli insegnanti, negli uomini che occupano “posizioni”, persone in cui avere fiducia. Vedevo nella cultura una base certa che avrebbe potuto consentire di possedere e dominare la realtà; mi sembrava impossibile vivere senza cultura e senza sapere. Tutto ciò oggi vacilla in un continuo rimescolarsi di ruoli e di valori. Devo trovare una strada per uscire da questo magma. Non credo più a niente oltre lo spazio di un giorno, di un’ora, di un minuto. Ho scoperto che le cose persistono e hanno un valore anche se messe a testa all’ingiù. Che possiamo vivere senza cultura e non sentirci esclusi o umiliati, anzi. Che si può non aver fiducia nella verità, nella certezza ed essere razionali, scrupolosi, onesti. Devo ricostruire un ordine oltre turbine, un ordine che comprende il turbine come proprio elemento.

1980

POSTILLA NOVEMBRE 2021

Leggo che senti di aver bisogno di ordine. Ma che cos’è l’ordine?

Il fisico Guido Tonelli, parlando della genesi dell’universo, spiega che il nostro universo, quello che chiamiamo ordine spazio-temporale, è il frutto di una fluttuazione quantistica del vuoto che ha scatenato l’inflazione cosmica e che ha dato vita al Big Bang. Il nostro universo ordinato nasce dal vuoto che non è il nulla, ma una sorta di caos, costituito da un magma caratterizzato da infinite e infinitesime fluttuazioni che si richiudono rapidamente, che io vedo come una sorta di pentola che bolle. Il nostro ordine spazio-temporale è immerso nel caos ed è il frutto di una fluttuazione si è espansa ad una velocità spaventosa in pochissimo tempo assumendo dimensioni enormi e dando origine sia allo spazio tempo in cui siamo immersi sia all’energia e alla materia che ci circondano e che consideriamo, a torto, eterne e solide componenti della realtà. La fisica, quindi, grazie alle sue teorie crea un ordine di secondo livello, quello della spiegazione che include il caos e l’ordine. Certo l’ordine della spiegazione della fisica forse è diverso dall’ordine che vorremmo, dall’ordine desiderato che trapela dalle immagini teleologiche teologiche che l’uomo si è costruito. Ma è un ordine anche quello della fisica, un’attribuzione di senso che coniuga ordine e disordine. La fisica è il frutto di un nostro bisogno, il bisogno di attribuire senso. Lo facciamo attraverso forme diverse di spiegazione, da quella narrativa quella paradigmatica, come dice Bruner. E l’ordine così creato è un ordine di secondo livello come quello che forse cerchi dopo aver scoperto il disordine che caratterizza la vita.

Sempre Guido Tonelli ha scritto un libro intitolato La nascita imperfetta delle cose. Noi dobbiamo convivere con l’imperfezione, anzi dobbiamo essere consapevoli che l’imperfezione non è un errore, un incidente di percorso ma, come dice Telmo Pievani, l’imperfezione è connaturata al processo evolutivo ed è bene che ci sia. Imperfezione e caos ci circondano, ma questo non vuol dire che siamo dominati dal caso, così come non siamo dominati dal determinismo delle leggi di natura. Aspiriamo o speriamo, o meglio ancora abbiamo sperato di vivere in un mondo ordinato che tende alla perfezione e invece abbiamo scoperto che non è così. Come dovremo imparare a convivere con questo terribile virus, il covid, che sta di nuovo dilagando, così dovremo imparare a convivere con il disordine sapendo però che abbiamo la capacità di tracciare nel disordine un sentiero che non conduce in un luogo da cui poter osservare tutto come se fosse un orologio, ma è il tuo sentiero, il frutto della fatica di vivere in un mondo in cui ordine e disordine, senso e caos, caso e norme convivono. È un po’ come un gioco basato sulle scatole cinesi. Dal disordine origina l’ordine ed entrambi vengono racchiusi in un altro livello di ordine, quello della conoscenza, della costruzione di senso che racchiude il disordine e l’ordine, un livello di ordine che non è del mondo. È un ordine che noi proiettiamo sul mondo, che ci appartiene come nostra costruzione, nostra immagine del mondo. Il mondo è indifferente rispetto a questo livello di ordine. Siamo noi che abbiamo bisogno di questo livello, ne abbiamo bisogno per poter vivere, per poter dialogare con il mondo senza subirlo passivamente. Il tuo stupore può trovare in questo ordine sia una risposta sia gli stimoli per rinnovarsi, perché lo stupore è necessario per vivere.


Il fine della parola

La parola è uno strumento di piacere, di dominio, di espressione. Non cerca la verità, ma soddisfa i bisogni di chi la manipola. Chi usa la parola?
Chi vuol dominare, chi vuol obbligare, chi vuol convincere, chi vuol conquistare, chi vuol sottomettere gli altri, chi vuol curarsi dal male della solitudine. Solo i segni complicati della logica, della matematica, delle scienze formali scandagliano fra la molteplicità dei simboli alla ricerca del vero. Verità è rigore, semplicità, chiarezza, mancanza di ambiguità espressi, però, in un linguaggio ai più incomprensibile. Chi ama la verità non può che essere austero del parlare. Il silenzio spesso è ciò che contraddistingue quest’amore della verità. Frege! chi più di lui ha incarnato quest’amore per il vero. Saper ridurre linguaggio a formule inesprimibili attraverso la parola ordinaria, attraverso linguaggio quotidiano, ben sapendo che questo è un vacuo blaterare rispetto alla verità, un mare di suoni che celano il mondo primitivo degli istinti di sopraffazione, di sete di dominio, di morte, di distruzione di individui immersi nella civiltà del linguaggio.

1980

POSTILLA 2021

Mi piacerebbe chiederti di quale verità stai parlando, forse di quella verità che non dice niente sul mondo perché legata soltanto a procedure formali. La verità sul mondo ha bisogno del linguaggio, di una molteplicità di linguaggi che si intrecciano, che dialogano tra loro. Ha bisogno anche di un ancoraggio al reale, all’essere, un ancoraggio che necessita, questo sì, di rigore, chiarezza. Capisco e condivido il fastidio per il rumore generato dal blaterare che oggi, grazie a quei giganteschi amplificatori che sono la televisione e internet, è ancor più assordante. Ma il silenzio lo lascerei ai monaci. Spesso chi predica il silenzio lo fa parlando e straparlando. E poi considera che non sempre la verità è lo scopo del parlare. Senza una qualche forma di linguaggio non avremmo nessuna opera d’arte e io credo che l’arte, in tutte le sue forme, non punti alla verità, a meno che non si intenda con verità anche quel mondo molteplice e soggettivo dell’esistenza che può esser solo indicato, mostrato ma non descritto.