Camporaghena o il borgo del silenzio

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Non sapevo dell’esistenza di Camporaghena. Mia moglie mi aveva parlato di un luogo chiamato Prati di Camporaghena ma l’aveva descritto come una distesa di prati in alta montagna, come può esser alta una zona dell’Appennino settentrionale in Lunigiana, raggiungibile solo attraverso sentieri. I miei amici Ovidio e Susanna invece insistevano nel dire che Camporaraghena era un piccolo paese semi abbandonato. Dopo aver vinto le inevitabili resistenze dovute al timore di trovarsi di fronte alla delusione delle attese che spesso, quando si parla di luoghi sconosciuti che hanno affascinato qualche conoscente, costituiscono l’esito di certe esplorazioni suggerite dalle descrizioni non controllabili degli entusiasmi personali, siamo approdati quasi senza accorgersene a un agglomerato di case che ci è stato detto essere Camporaghena. La prima cosa che mi ha colpito è la cordialità del gatto che ci ha accolto e ci ha accompagnato come guida silenziosa durante tutto il tempo che siamo rimasti nel paese, una cordialità che ho trasferito subito sia agli invisibili abitanti del borgo sia al borgo nel suo insieme. Ma il silenzio della nostra guida era niente rispetto al silenzio che avvolgeva il paese completamente deserto. Porte e finestre chiuse, strade senza un’anima viva tranne qualche altro gatto, compagno inseparabile della nostra guida, qualche ciotola lasciata con il cibo per quelli che sembravano essere gli unici abitanti di Camporaghena. La sensazione quasi di smarrimento di fronte alla solitudine e al silenzio, ai cancelli cadenti chiusi con serrature improvvisate, alla chiesa abbandonata ma circondata di ricordi che quassù in Lunigiana si ripetono quasi in ogni paese, ricordi legati al dolore ereditato dal tragico passaggio di una guerra che ha assunto i connotati di una tragedia che ha coinvolto gli inermi contadini che vivevano in questi sperduti paesi e, molto spesso, i loro parroci. Immerso in questo silenzio, immancabile è la domanda se io riuscirei a vivere in un luogo come questo. Io credo che luoghi come Camporaghena esercitino su di noi lo stesso fascino che esercita l’esotico, il fascino di un mondo del quale si intuisce la bellezza ma anche l’estraneità, un mondo che, tranne qualche eccezione, ci attrae e ci respinge nello stesso tempo.

massimocec settembre 2021