Indigeni e piovuti

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Il 26 agosto 2022 presso il Circolo Arci di San Giuliano Terme è stato presentato il libro edito da MDS Indigeni e Piovuti. Erano presenti Franco Marchetti Alessio Pierotti e Ovidio Della Croce Le fotografie sono state scattate da Margherita Cottoni. Indigeni e Piovuti è un libro dedicato al territorio dei comuni di San Giuliano Terme e Vecchiano. È una raccolta di ritratti di personaggi vissuti in questi luoghi, partigiani e medici, farmacisti e artisti, insegnanti e politici, amministratori locali e altre figure, tutte storie di persone scomparse legate ai luoghi dei due comuni narra la storia dite da chi coloro che le hanno incontrate.

Francesca Franceschi ha raccontato la storia di Daniela Settesoldi, Annamaria Calloni ha raccontato la storia di Annamaria e Giuseppe Buzzigoli, Gabriele Santoni ha raccontato la storia di Uliano Martini, Martina Faralli ha raccontato la storia di Amos Bacci, Giancarlo Lunardi ha raccontato la storia di Alino Vannini, Serena Donati ha raccontato la storia di Senofonte Prato, Ovidio Della Croce ha raccontato la storia di Alessandro Marianelli, Angela Ferretti ha raccontato la storia di Osvalda Giardi, Pierantonio Pardi ha raccontato la storia di Pietro Chicca, Alberto Martini ha raccontato la storia di Milena Moriani, Cecilia Marianetti ha raccontato la storia di Orio Bartoli, Fabiano Corsini ha raccontato la storia di Giuliano Vincoletti, Sergio Di Maio ha raccontato la storia di Giuseppe Esposito, Franco Marchetti ha raccontato la storia di Ivo Stefani, Debly Cerri ha raccontato la storia di Nello Di Ciuccio, Alice Roventini ha raccontato la storia di Miranda Corti, Massimiliano Angori ha raccontato la storia di Enzo Fatticcioni, Giulio Paolicchi ha raccontato la storia di Marcello Benedetti, David Paoli ha raccontato la storia di Emilio Spinesi, Alfonso Maurizio Iacono ha raccontato la storia di Tiziano Raffaelli, Alessio Pierotti ha raccontato la storia di Giovanni Bui, Umberto Mugnaini ha raccontato la storia di la storia della famiglia Mugnaini da Ripafratta a Colignola.

Segue l’intervento di Ovidio Della Croce

Ciao a tutti e tutte,

innanzitutto ringrazio Franco Marchetti per avermi invitato a partecipare al progetto “Indigeni e piovuti” e grazie a Sara Ferraioli e alla casa editrice MdS per aver contribuito alla sua realizzazione, un lavoro corale iniziato nel 2019, poco prima della pandemia, e pubblicato nella primavera di quest’anno. Personalmente ho scritto il racconto un po’ prima dell’isolamento e ho pensato a molti che invece l’hanno scritto durante la pandemia, così magari sono riusciti almeno un po’ a sfogare le loro ansie, perché la scrittura è anche sfogo, dopo che hai scritto qualcosa ti senti meglio, ti senti un po’ consolato. Questo libro è una previsione all’incontrario, una specie di profezia del passato che ci fa pensare alle cose che sono state fatte durante la vita di altri. Saluto Lucia Scatena, Vicesindaco di San Giuliano, che per me è sempre un piacere incontrare e a cui faccio le mie congratulazioni per la candidatura alle elezioni del 25 settembre, candidatura che è un riconoscimento per il suo impegno personale, ha il senso di valorizzare il territorio del lungomonte pisano, e rende omaggio alla sua tradizione politica antifascista e di sinistra. La profezia elettorale questa volta non è difficile da fare, purtroppo, la strada dopo le elezioni sarà molto in salita e richiederà uno sforzo maggiore da parte di tutti noi.

Vorrei dire solo due o tre cose, in poco tempo vorrei dire qualcosa sull’inizio del libro (intendo per inizio il titolo), poi citerò un verso di Petrarca e leggerò la fine del libro (intendo il finale del racconto che chiude su un personaggio), perché in qualche modo illuminano tutto il resto.

Questo libro aveva bisogno di un titolo che facesse capire subito che si parla di persone. C’è qui questo titolo singolare, “Indigeni e piovuti”. Nel libro ci sono 21 persone, chi c’è nato e chi c’è venuto in un territorio, e c’è una famiglia, persone che non sono più nella comunità di noi terrestri raccontate da altre persone che le hanno conosciute, che hanno provato a scrivere la loro vita, così come hanno potuto, senza la pretesa di fare gli scrittori e le scrittrici, senza l’ambizione di fare letteratura, ma solo per un gesto di affetto verso la persona di cui si è provato a scrivere la storia. Chi ha scritto è una specie di testimone che racconta una persona cara, lo fa per amicizia e questa è già una cosa che mi piace molto.

Ora mi permetto di fare una breve citazione. Scriveva Petrarca in un sonetto:

“La vita fugge, et non s’arresta una hora”.

Petrarca sintetizza in un solo endecasillabo infinite riflessioni sul tempo che fugge, e anche su come noi esseri umani troppo spesso sciupiamo i nostri contatissimi giorni. Questo è un libro che parla della vita che fugge, delle persone che non ci sono più, di quello che ci hanno lasciato, comprese certe malinconie.  Gli autori hanno scritto i loro racconti sul tempo vissuto dai loro protagonisti e dalle loro protagoniste uniti e unite in una convivenza che li lega al territorio. Chi scrive è andato a caccia di tempo e ha provato a catturarlo, ha provato a fermare la vita, non so per quanto, ma diciamo almeno qualche istante per tutte le persone raccontate, diciamo che in totale, con il nostro lavoro, la vita per loro “s’arresta una hora”.

Non solo il tempo del calendario e dell’orologio, non il tempo fisico, ma un tempo intimo, quello del ricordo. Lo dice molto bene Alessio Pierotti nell’ultima pagina del suo racconto (che poi è anche l’ultima pagina del libro prima della “Storia di una famiglia di farmacisti”), il racconto dedicato a Giovanni Bui, che non aveva conosciuto e ha cercato dei testimoni, dei ragazzi che allora lo frequentavano, per il calcio e per lo sport e si sono commossi nel ricordarlo:

“Non ho saputo con certezza la data di nascita né quella di morte di Giovanni, un semplice passaggio all’anagrafe comunale e questi due misteri di poco conto sarebbero finalmente risolti. Ma non mi interessa. Perché anche questi due numeri sono in fondo note a margine. L’inizio e la fine di una storia in cui l’unica cosa veramente importante è il ricordo che Giovanni ha lasciato a San Giuliano Terme: quello di una brava persona. E questo ci basta”.

“L’unica cosa veramente importante è il ricordo”. Pare strano, durante la nostra vita pensiamo molto ai beni materiali, che pur hanno la loro importanza, ma a volte si dimentica che lasciamo in eredità anche il ricordo di noi stessi. Quello che accomuna tutti i protagonisti, siano essi indigeni o piovuti, è il fatto che non hanno completamente sciupato il loro tempo, non hanno inseguito cose sbagliare nella loro vita, hanno cercato di fare del bene agli atri traendo anche loro una qualche soddisfazione, lasciando così un bel ricordo come persona e per le cose che ha lasciato: la Polisportiva, il campo di calcio a lui dedicato, la piscina e l’idea del Settembre sangiulianese.

Chi scrive è andato a caccia di questi ricordi e si è fatto carico di trasmettere una memoria, la scrittura è memoria, se mi chiedete cosa è la memoria non saprei rispondere, ma direi che si trasmette, queste storie sono piene di memorie, e questa è un’altra cosa che mi piace molto del libro.

Concludo con il protagonista del mio racconto. Io ho scritto di un amico che era professore all’I. C. Niccolini di San Giuliano Terme, alla Scuola media Nelson Mandela. L’ho scelto perché, quando Franco Marchetti mi ha telefonato per coinvolgermi nel progetto di scrittura, ero nei luoghi che il mio amico mi ha fatto scoprire e in cui abbiamo vissuto insieme, la Penisola del Sinis. Ma avrei potuto scrivere anche di Vero Pellegrini, il cui nome però manca nell’indice e che invece meriterebbe un bel ricordo, per questo spero che il progetto continui. Questo è un volume agile di racconti brevi e non una piccola enciclopedia. Un libro anche con un bell’indice costruito con la formula semplice del nome dell’autore, poi il verbo “racconta”, seguito dal nome è di chi è raccontato.

Io ho raccontato Alessandro Marianelli, che chiamo Sandro. Sandro era un professore molto amato dai suoi studenti non tanto per quello che diceva e scriveva alla lavagna, non solo per le sue spiegazioni o per i video che hanno vinto un sacco di premi, era amato per quello che era. Era “una brava persona. E questo ci basta”, conclude Alessio Pierotti. Ora Sandro sarebbe in pensione. Ma non riesco a immaginarlo da pensionato. Me lo immagino in mezzo a quella vitalità scomposta e felice dei ragazzi e delle ragazze che lo hanno aiutato a rimanere una persona autentica e a essere sempre in uno stato di meraviglia, di voglia di giocare e di conoscere. Questa meraviglia di essere parte di una comunità, parola quasi comparsa dal vocabolario comune, ma ben presente in questo libro, mi pare ci sia anche negli altri protagonisti degli altri racconti: la voglia di stare accanto agli altri tutti i giorni, vivendo nel loro stesso spazio e nel loro stesso tempo e, ogni tanto, provare a fermarlo facendo le cose giuste per noi e per gli altri, per non sciupare il tempo contatissimo che ci è dato vivere. Ecco ora chiudo con in mente i personaggi che ho conosciuto, o che ho conosciuto meglio, grazie a questo libro che racconta le loro storie. Chiudo con un saluto e un sorriso per loro, perché è bello chiudere così, riconoscendo quello che ci hanno dato.

odellac San Giuliano Terme, 26 agosto 2022