Vecchiano, venerdì 27 marzo 2026
L’oca al passo
Notizie sul buio che stiamo attraversando
2006-2026
Notizie sul libro
Introduzione
Saluto il Sindaco Massimiliano Angori, l’Assessore alla Cultura Lorenzo Del Zoppo e saluto tutti voi. L’invito a introdurre questa giornata in ricordo di Antonio mi fa molto piacere. Ciò è dovuto al fatto che il Presidente della nostra Associazione, Riccardo Greco, deve lasciarci per un impegno prima che questo incontro sia finito. Abbiamo cominciato stamattina con la presentazione dei lavori degli studenti su Sostiene Pereira e stasera al Teatro Olimpia Attiesse farà una lettura scenica di parti di Piazza d’Italia. Siamo al quindicesimo anno di incontri, spettacoli, qui a Vecchiano, dove sono passati molti studiosi, attori, scrittori, critici, traduttori, persone che con Antonio Tabucchi hanno avuto rapporti di amicizia e tutti lettori che hanno amato i suoi libri e apprezzato i suoi articoli.
Oggi abbiamo con noi Maurizio Iacono, filosofo, professore universitario, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, Visiting Professor alla Sorbona, autore di molti articoli, saggi e libri e poi soprattutto un amico. Un aspetto molto bello, ma poco ricordato, di Iacono è che lui si è interessato, insieme al maestro Viti di Pietrasanta, a un tema particolare, quello del rapporto tra filosofia e infanzia. Su questo argomento ha pubblicato diversi libri, alcuni dei quali avrei intenzione di regalare alla Biblioteca Tabucchi di Vecchiano, se possibile.
Ne cito solo due:
A cura di A.M. Iacono e S. Viti, Le domande sono ciliege. Filosofia alle elementari, Roma, Manifestolibri, 2000.
A.M. Iacono, Autonomia, potere, minorità. Del sospetto, della paura, della meraviglia del guardare con altri occhi, Milano, Feltrinelli, 2000.
Con il maestro Sergio Viti, agli inizi del duemila, ha dato vita ad una serie di esperienze dedicate alla filosofia con i bambini. I presupposti di tali esperienze sono, da un lato, l’idea che la filosofia non sia solo insieme di teorie elaborate dai filosofi, ma anche un’attitudine mentale, un abito mentale non estraneo al mondo infantile, anzi un abito mentale da coltivare in prospettiva di un altro elemento caro a Iacono, quello dell’autonomia individuale intesa, non soltanto come un atto volontario, ma come risultato di un processo educativo teso a contrastare quegli elementi che spingono a rinchiudersi in situazioni di minorità. Un ruolo fondamentale in questo processo è giocato, per Iacono, da quegli elementi che lui chiama mondi intermedi, cioè quegli strumenti intellettuali prodotti dall’immaginazione, dalla creatività in grado di far percepire a chi riesce a impadronirsene prospettive diverse, modi alternativi di guardare la realtà senza perderla di vista, senza lasciarsi irretire dall’inganno, un pericolo continuamente presente e rafforzato nella nostra società dal ruolo del virtuale, dalle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione. Per Iacono autonomia e mondi intermedi sono strettamente legati, perché solo se si è in grado di “guardare con altri occhi” (per riprendere la prima parte del titolo che Iacono svilupperà nel suo intervento oggi), di poter guardare la realtà da diversi punti di vista si può uscire da quello stato di minorità legato all’idea che solo il mondo che ci appare in un certo momento come reale è l’unico mondo possibile. E la filosofia accompagnata dall’arte, dalla letteratura, da tutto ciò che l’immaginazione può produrre senza perdere in contatto con il reale, costituiscono strumenti per liberarsi dal dominio della minorità, strumenti che debbono essere coltivati fin dall’infanzia.
Il libro
Quest’anno abbiamo scelto di dedicare la parte centrale di questa giornata a un libro un po’ strano uscito vent’anni fa, L’oca al passo. Il titolo ha un’allusione al “passo dell’oca” e il sottotitolo, Notizie dal buio che stiamo attraversando, precisa le ragioni della raccolta di articoli sui fatti della vita politica e del costume italiani. Si può essere più o meno in sintonia con le valutazioni di Tabucchi, ma siamo di sicuro di fronte a una qualità di scrittura e finezza di pensiero ammirevoli.
Come titolo di questa breve introduzione ho scelto “Notizie sul libro” per cercare di mantenere una compostezza dovuta a questo luogo e a questa occasione; in realtà ci sarebbe stato bene “Tabucchi incazzato” per evidenziare quanto il polemista Tabucchi fosse arrabbiato, furioso, ma mi è sembrato un po’ inelegante per uno scrittore raffinato. Non è un ripiego però, perché sapere qualche notizia sul libro, per esempio sulla struttura, sulla copertina, o su come fu accolto fa capire meglio il contenuto, la situazione in cui ci trovavamo vent’anni fa.
L’oca al passo. Notizie dal buio che stiamo attraversando esce nel marzo 2026 nell’Universale Economica Feltrinelli, è curato da Simone Verde ed ha questa dedica: “Alla memoria della mia amica Susan Sontag, dei giorni in cui progettavamo di fare a quattro mani un libro di questo tipo, sui pagliacci funebri che guidano le sorti del mondo.”
Il volume raccoglie articoli di attualità che Tabucchi ha pubblicato, tra il 2000 e il 2006, sui maggiori giornali esteri, Le Monde, El País, e italiani, Il Corriere della Sera, la Repubblica, il manifesto, l’Unità diretta da Furio Colombo e Micromega.
Il libro non è una semplice raccolta di articoli, ma è pensato come una forma di “romanzo”, non c’è qui un Tabucchi minore, bensì una continuità con il Tabucchi narratore. Scrive Tabucchi nell’introduzione, «in maniera forse illegittima per chi concepisce la letteratura come un manuale, in maniera più plausibile per chi è convinto che la letteratura sia una forma di conoscenza attraverso la scrittura». Scrive Thea Rimini: “Tabucchi, guardando il mondo innanzitutto come ‘autore di letteratura’, presenta la sua lettura del mondo come ‘un romanzo’, cioè uno spazio di libertà, per l’autore come per il lettore” (A. Tabucchi, Opere, Notizie sui testi, a cura di Thea Rimini, Milano, Mondadori “I Meridiani”, 2018, Tomo secondo, p. 1558).
La struttura del libro è importante quanto i contenuti, gli editoriali e gli articoli non sono disposti in sequenza cronologica, ma l’autore sceglie un percorso circolare, come nel vecchio “gioco dell’oca”, popolare in Italia quando Tabucchi era un ragazzo, si lanciavano dei dadi e si andava avanti o indietro a seconda di quel che si trova nelle singole caselle. Insomma, un gioco dove si gira in tondo, e si vince non per meriti e sapere, ma per fortuna.
Il gioco dell’oca, con il quale l’autore allinea i suoi pezzi di scrittura polemica è basato su due percorsi differenziati, però alla fine vengono unificati in un solo tragitto, tanto le due possibili piste conducono «allo stesso punto», che forse è il quadro della nostra società di oggi (politica, giornalistica, culturale, letteraria). Inoltre il vecchio gioco per Tabucchi è un mezzo per far interagire il lettore con il libro e anche per mostrare che una casella, anche se lontana da un’altra «intrattiene con essa una relazione molto stretta. Era un modo di dimostrare che tutti gli avvenimenti sono legati e che nulla accade per caso», come dice in un’intervista a Le Monde del 10 novembre 2006.
Il libro è organizzato in capitoli chiamati Giri, il Quarto si intitola «Il regimetto». La lingua per uno scrittore conta e qui il linguaggio è la forza del libro, lo dice anche Bruno Gravagnuolo: “Regimetto. Alla fine la più bella invenzione semantica del sulfureo pamphlet di Antonio Tabucchi, L’oca al passo, sta in questa parolina coniata dall’inventore di Pereira. A cui nessuno aveva mai pensato. […] Significa due cose. L’idea di regime, come vischioso sistema mediatico bloccato. E quella di ‘Italietta’, con tutti i principali turgori, arci-italiani e qualunquisti, tipici della destra italiana da un secolo e passa” (l’Unità, 8 aprile).
I vari paragrafi dei capitoli si chiamano Caselle, ogni Giro ha una Casella garante. Conclude il libro «una visione d’insieme che troverete all’Epilogo e congedo dal lettore, per visualizzare d’un colpo il labirinto percorso» (L’oca al passo, p. 160).
Foto di copertina
Strana la foto di Yves Klein, Le sauf dans la Vide, 5 Rue Gentil-Bernard (1960) che Tabucchi ha scelto come copertina, sappiamo il grande interesse di Tabucchi per la fotografia e l’attenzione che dedicava alla scelta della foto di copertina dei suoi libri. Strana perché in un libro dedicato all’Italia c’è una copertina francese. La foto mostra Yves Klein nell’impossibilità di fotografarsi mentre si lancia nel vuoto. Cosa voleva dirci Tabucchi con questo salto nel vuoto? Strano lancio, per un istante sembra che voli, che sia sospeso nel salto, fissato in un istante prima di precipitare sull’asfalto di Rue Gentil-Bernard, dove in quel momento passa un ciclista che è preso di spalle nella sua innocente indifferenza. È noto che si tratta di un fotomontaggio organizzato da Yves Klein nel 1960, l’artista planò su un telone retto da un gruppo di amici.
Questo salto nel vuoto ci porta anche in da un’altra parte, a Lisbona:
«Il vuoto è da sempre un’attrazione principe per gli spiriti in fuga […] Ebbene, in questa nobile forma di suicidio Lisbona è certo una città d’elezione […] Questa bellissima città mette a disposizione del volenteroso una gamma di salti come nessun’altra città europea. E il luogo indiscutibilmente più consono al salto è il Cristo-Rei sulla riva del Tago. […] Quel Cristo è l’immagine di un plongeur, le sue braccia sono spalancate su un trampolino dal quale è pronto a buttarsi» (A. Tabucchi, Ultimo invito, in I volatili del Beato Angelico, 1987, pp. 81-82). Siamo sull’orlo di un suicidio collettivo, sembra suggerire Tabucchi.
C’è però una via d’uscita, una via difficile da percorrere: seguire “il filo dell’inquietudine” (titolo di una conferenza di Tabucchi in Normale), guardare lontano, diventare visionario, «osservare il mondo attraverso altri occhi» (L’oca al passo, p 131).
«Ma anche nelle situazioni più disperate, anche quando la tua patria ti ha catturato nella gabbia di un perpetuo gioco dell’oca, una via d’uscita forse c’è. Tabucchi la indicava. […] E se lo scrittore riuscisse a trasmettere la propria inquietudine, a contagiarne le folle (il popolo), allora la sua missione sarebbe compiuta, e la ‘maggioranza silenziosa’, a cui è possibile attribuire qualsivoglia opinione (contando, appunto, sul suo silenzio) diventerebbe una ‘maggioranza pericolosa’» (Salvatore Settis, Tre inquietudini di Antonio Tabucchi, La patria, la politica, il tempo, in “Galassia Tabucchi”, 2021, p. 23).
Alla fine del gioco dell’oca, dunque alla fine del libro, Tabucchi ci invita a scegliere non tra due, ma tra molti e liberi percorsi: «siamo chiamati ad essere vigili nell’urna e a schierarci quotidianamente contro ogni infima ingiustizia, a impedire la regressione dei nostri e degli altrui diritti […] dobbiamo impegnarci in prima persona, uscire dall’indifferenza che grava sull’atmosfera che respiriamo […] ».
In Italia fu accolto in sordina
In Italia questo libro fu accolto in sordina e mi sembra comprensibile, come il ciclista della foto non si accorge del salto nel vuoto, così chi sta attraversando il buio è difficile che percepisca notizie da quel buio. Prendo questa osservazione da Remo Ceserani, amico e raffinato interprete di Tabucchi narratore, che recensì il libro con un articolo intitolato Lampi di Tabucchi nel buio italiano (il manifesto, 25 maggio 2026).
L’indimenticabile Curzio Maltese, tra i migliori giornalisti di quel periodo, forse il migliore con Giorgio Bocca, scrive una recensione dal titolo Tabucchi polemista in cui chiarisce il motivo del tiepido interesse che ha circondato il libro alla sua uscita: “La ragione del silenzio intorno al Tabucchi polemista sta nella scomodità delle sue opinioni, anche nel panorama della sinistra radicale” (la Repubblica, 4 aprile 2026).
I temi scomodi che Tabucchi tratta sono: bellicismo, terrorismo, razzismo, revisionismo, tentazioni autoritarie. I bersagli polemici che Tabucchi prende di mira sono: Giuliano Ferrara, Silvio Berlusconi e soprattutto l’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che lo fa infuriare di più già dalla Casella uno, “L’onore della patria”, specialmente per non aver contrastato l’equiparazione dei fascisti di Salò ai partigiani. “L’antico gioco dell’oca, proprio così. Ma anche il passo dell’oca: l’eco di una marcia meccanica e minacciosa”, avverte la quarta di copertina.
In Francia grande attenzione di Le Monde
In Francia è molta l’attenzione rivolta a L’oca al passo, come è sempre stata per ogni nuovo libro di Tabucchi. Il giornale torna più volte su questo libro. Una sola citazione da Le Monde (25 novembre 2006): “Antonio Tabucchi è uno dei più grandi scrittori viventi […] Tralasciare i suoi libri significa privarsi della possibilità di comprendere quello che non va nel mondo”.
Punto di osservazione
Sia Ceserani che Maltese osservano che il libro è originale per il particolare punto di osservazione da cui Tabucchi scrive le sue “notizie”.
La posizione di Tabucchi, che ha avuto la fortuna di avere due nazionalità, è quella dell’intellettuale italiano che spiega il suo paese agli stranieri e, mentre lo fa, si sente di scoprire qualcosa di più e ne prova disgusto.
«In una discussione pubblica all’estero ho dovuto tradurre Commissione Parlamentare Stragi. L’incontro si svolgeva in francese e l’unica traduzione possibile era Commission Parlamentaire Massacres. Nel pronunciarla ad alta voce ho provato un senso di disgusto come non mi era mai capitato quando in italiano pronunciavo la parola stragi» (A. Tabucchi, cit., Casella nove, Commission Parlamentaire Massacres, p. 43).
Poi, quando scrive sui giornali italiani, sembra sia un corrispondente dall’estero per l’Italia, lo fa con toni un po’ caricati e sarcastici, come se fosse “con un piede dentro e uno fuori”, scrive Maltese:
“’Il presidente Bush ha poche idee, e appena gliene viene in mente una passa subito all’azione’.
‘L’onorevole Buttiglione è un filosofo di una certa semplicità, ma come uomo politico è sorprendentemente complicato’. Tanto per pescare due esempi, uno grande e uno minimo”.
L’impegno
Su questo concetto, verso la fine del libro, Tabucchi scrive alcune pagine di grande interesse al Sesto giro, intitolato «Impegno e disincanto».
La casella trentotto si intitola L’impegno che rebus! È una riscrittura abbreviata di un articolo comparso nel 1997 su Micromega. Alla fine c’è la bella immagine del cardellino di Catullo. «Un poeta latino, Catullo, piange un cardellino morto: un pianto apparentemente futile. Ma Catullo sapeva bene che in sé nessun tema conta, conta solo il modo di farlo vivere attraverso la pagina. Anche un futile cardellino può diventare metafora di una vita intera, e se un poeta riesce a realizzare questa metafora, egli ha svolto il suo compito. Ha realizzato tutto il suo impegno» (L’oca al passo, pp. 132-133).
Mi fermo qui, per non addentrarmi in un discorso complicato.
Viva il cardellino di Catullo!
22 marzo 2026, domenica
Ovidio Della Croce
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